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Alte temperature

L'alterazione del clima 

Il preludio del "diluvio"?

Mi è capitato di ascoltare, di recente, una notizia sconvolgente alla radio, e cioè che i ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo a un ritmo rapido e incessante - circa 2miliardi di tonnellate di ghiaccio liquefatto, in un sol giorno -. Ne vedremo il motivo. Nel frattempo, la consapevolezza del nostro stile di vita è ridotta a zero, non ci accorgiamo del fatto che stiamo distruggendo il Pianeta a una velocità direttamente proporzionale a quella impiegata per migliorare il tenore di vita, e se di determinati problemi non se ne parla, automaticamente non esistono nella nostra testa, per cui la nostra vita procede lineare e frenetica come se ci trovassimo nella migliore delle situazioni possibili e dovessimo vivere per sempre.

Siamo arrivati a una situazione in cui non riusciamo più a capire cosa è meglio e cosa è peggio per noi, non riusciamo a percepire una mistificazione fatta a i nostri danni o cosa ci potrebbe far male. I media di regime, cioè le fonti di informazione a nostra disposizione, mescolano “meglio” e “peggio” secondo criteri che soddisfano gli interessi dei loro padroni, propinandoci una realtà distorta che il più delle volte va a nostro svantaggio. Di conseguenza, percepiamo il dolore ma non sappiamo mai da dove arriva esattamente, e il tempo dedicato alle discussioni, sempre ammesso che ci siano, viene monopolizzato da ciò che altri hanno già stabilito a monte, essere giusto o sbagliato.

 

Conseguenze del riscaldamento globale

Purtroppo, la produzione e il progresso illimitati da un lato, e lo spensierato consumo di tempo libero, visto solamente come distrazione e diversivo dall’altro, accentuano in modo incontrollabile ciò che l’uomo è costretto a fare per sopravvivere, cioè modificare l’ambiente in cui si trova e alterare il clima. La prepotente irruzione delle attività dell’uomo, dall’ultima rivoluzione industriale a oggi, ha determinato un allarmante incremento di anidride carbonica nell’aria. In condizioni normali, l’anidride carbonica viene utilizzata dalle piante per produrre ossigeno attraverso la fotosintesi, al fine di equilibrare la quantità dei gas presenti nell’atmosfera. Il problema è che le piante e gli alberi invece di aumentare stanno diminuendo. E perché? Indovinate un po’: per colpa dell’uomo, che impiega, ad esempio, grandi quantità di legname nella produzione di mobili, oppure, semplicemente, per ottenere materiale da ardere, e acquisire vaste aree coltivabili con deforestazioni selvagge e urbanizzazioni. Questi simpatici “gas serra” (anidride carbonica, monossido di carbonio, diossido di zolfo) fungono da tettoia sulla nostra Terra, e i raggi solari, colpendo tutto ciò che vi si trova all’interno, vengono riemessi sotto forma di radiazioni infrarosse; queste non riescono ad attraversare l’anomalo strato venutosi a creare, perciò provocano l’innalzamento di temperatura per accumulo di calore. Le varie nazioni industrializzate dovrebbero prendere in seria considerazione la questione, come anche determinati programmi per risolvere il problema, ma evidentemente il conflitto di interessi è molto forte, e tali trattati non sono stati ancora applicati concretamente.

Bisogna rendersi conto che il riscaldamento globale potrebbe compromettere seriamente il futuro di Homo Sapiens: le regioni tropicali e subtropicali si inaridiranno nel lungo termine, mentre quelle costiere, le isole e le penisole saranno inondate per via dell’innalzamento del livello del mare, dato che il ghiaccio si sta sciogliendo. L’aumento del livello del mare spingerà le acque salate a risalire le foci dei fiumi che, contaminando le falde acquifere, comprometteranno in modo irreversibile l’agricoltura. Siamo dinanzi ad effetti dannosi moltiplicatori! Ma non è finita qui. Come sappiamo, gli Alisei (venti costanti che spinsero le caravelle di Colombo verso le Americhe) spirano dall’Africa verso l’America del sud, muovendo le acque dell’Oceano Atlantico verso il golfo del Messico, e generando la rinomata «Corrente del Golfo»; ebbene, le variazioni climatiche attuali potrebbero ostacolarne il percorso a causa dello scioglimento della calotta polare e dei ghiacciai della Groenlandia, e qui ci ricolleghiamo alla notizia iniziale che ha dato il via a questa piccola analisi.

Tutti questi aspetti sono così ovvi che giacciono nell’oblio, sul fondale della nostra mente, senza mai compiere lo sforzo necessario per ripescarli e analizzarli adeguatamente.

 

Responsabilità

Cosa aspettano le “grandi” politiche democratiche a prendere decisioni volte a ridurre questa febbre planetaria e salvaguardare l’ambiente in cui viviamo? L’alterazione del ciclo del carbonio sta bloccando anche il ricambio di acque tra l’Atlantico e il Mediterraneo, nello stretto di Gibilterra, mettendo spensieratamente in pericolo l’ecosistema marino. Nel frattempo, personaggi politici come Trump si ritirano dall’Accordo di Parigi, rallentando, di conseguenza, la riduzione delle emissioni nell’atmosfera; ma questo è piuttosto insensato, perché nel 2006, in una sua relazione sull’«economia del cambiamento climatico», Nicholas Stern stimò che il cambiamento del clima costerebbe, allo Stato inglese, il 20% del PIL, rispetto all’1% che si spenderebbe per affrontare il problema. Dovremmo meditare su tutto ciò e capire che anche noi, con il nostro consumo, siamo tutti responsabili. Dovremmo ridurre i consumi superflui, riciclare, e, soprattutto, utilizzare prodotti appartenenti a filiere produttive locali; limitare quanto più possibile le auto e incrementare l’utilizzo di mezzi pubblici e biciclette, per evitare che il monossido di carbonio contenuto nei gas di scarico dei veicoli, finisca nei nostri polmoni. “Lo spensierato consumismo come distrazione” è uno dei fattori che contribuisce a perpetuare nel tempo gli effetti negativi di un mondo che si riscalda e si ammala sempre di più, e le conseguenze saranno duramente pagate soprattutto dai paesi più poveri. Il problema è collettivo e richiede uno sforzo unificato, sia da parte delle economie dei paesi ricchi sia da parte delle rispettive cittadinanze.

 

Bari, 20/06/2019

Francesco Petruzzelli


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