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La festa del Natale

Il solstizio d'inverno

Come abbiamo visto nell' articolo «La notte delle streghe», la festa di Samhain, meglio nota come Halloween, era l’ultima di una serie di ricorrenze pagane riguardanti l’abbondanza e la fertilità, le quali, partendo da febbraio, venivano festeggiate ogni tre mesi, fino al 31 ottobre, giorno in cui si chiudeva il ciclo stagionale dei raccolti e si dava inizio alla stagione morta. Anche il Natale, altra festa annuale e pagana del calendario, era legato in qualche modo all’attività agricola e pastorale; successivamente, con l’affermazione del cristianesimo, questa festività fu associata alla nascita di Gesù, pur conservandone le sue caratteristiche principali. Ma cosa c’entra Gesù con la festa del Sole? Perché la sua nascita viene celebrata proprio il 25 dicembre, quando invece Egli dovrebbe essere nato il 6 gennaio, cioè il giorno dell’Epifania, dal greco epìfane, che vuol dire appunto «manifestazione della divinità»?

Benché Teodosio avesse emanato l’editto di Tessalonica nel 380 d.C., facendo diventare il cristianesimo l’unica religione di Stato dell’impero, il Natale come nascita di Cristo si celebrava già qualche decennio prima che Costantino diventasse imperatore. Ma procediamo con ordine.

Durante la dinastia dei Severi (periodo in cui iniziò la crisi dell’impero), l’imperatore Caracalla fu ucciso nell’ennesima congiura, sicché, nel 218 d.C. salì al trono come suo successore, l’imperatore Eliogabalo, originario della Siria. Ebbene, fu proprio dalla Siria che Eliogabalo importò il culto del Sole (o El Gabal) nella città di Roma, per il quale l’imperatore Aureliano, avendo preso il potere in seguito, fece costruire un tempio nel 274 d.C., inaugurandolo la notte del 25 dicembre, cioè durante la festa della nascita del Sole. Ovviamente, è una data simbolica, perché in questo periodo dell’anno cade il solstizio d’inverno: il sole raggiunge il punto più basso del suo percorso, si ferma, dal latino solstitium che vuol dire appunto «fermata del Sole», e ricomincia la sua ascesa che sta a evidenziare la rinascita della vita. Nel 321 d.C., in ossequio a questa adorazione, l’imperatore Costantino stabilì anche il «giorno del Sole» o dies solis come giorno di riposo, di cui in lingua inglese se ne conserva ancora il nome, «Sunday», ed equivale alla nostra domenica, parola a sua volta derivante dal latino Dominus, «Signore». Siccome per i Cristiani, Cristo rappresenta, sia la luce sia la vita, e quindi anche il sole, papa Giulio I pensò bene di associare la nascita di Gesù alla famosa data del 25 dicembre, rendendola ufficiale nel 350 d.C. Ma la celebrazione di questa “rinascita del sole/vita” è stata sempre molto praticata dai popoli del Mediterraneo: i Greci, per esempio, adoravano Dioniso; gli Egiziani commemoravano la nascita di Horus; i Romani festeggiavano Saturno, che facevano terminare il loro calendario proprio a dicembre, cioè il mese dedicato a Saturno. Per i popoli germanici, invece, era costume utilizzare l’abete, il quadrifoglio, il vischio - se si considera la loro peculiarità di restare sempreverdi - come piante ornamentali, simbolo di una Natura che non muore neanche d’inverno; alcune tribù impreziosivano tali piante con lumini accesi al fine di simulare e, quindi, evocare i raggi luminosi irradiati dal sole. Ci rendiamo immediatamente conto che tutti questi usi e costumi provenienti dal passato, costituiscono l’ossatura di ciò che noi siamo e di ciò che facciamo, oggi. Come se non bastasse, anche lo scambio di regali propiziatori era molto praticato durante questa ricorrenza. Per esempio, seguendo la loro tradizione, gli ebrei si scambiavano, e si scambiano tutt’ora, dei doni simbolici durante la festa dell’Hanukkah (dicembre), nella quale si ricorda la vittoria degli Ebrei - guidati da Giuda Maccabeo - sullo strapotere di Antioco - sovrano dei Seleucidi - nella terra di Israele.

Come sappiamo, la Chiesa ha convertito nel tempo milioni di persone, attraverso vari sistemi coercitivi come deportazioni, stermini, conversioni forzate e via discorrendo; tuttavia, aveva un altro metodo più sottile per guadagnare proseliti, e cioè mediante una lenta e sottile operazione di sincretismo. Questo metodo consiste nel sovrapporre significati cristiani a immagini e a idoli di altre credenze, in modo da indurre i seguaci di quella religione o setta a credere di aver sempre adorato, in realtà, le stesse raffigurazioni e le medesime istanze divulgate dalla religione predominante. Non solo, era il cristianesimo stesso a modificarsi ogniqualvolta veniva a contatto con culti di diversa provenienza; in questo modo tutte le altre fedi pagane si trasformavano in versioni sbiadite dell’unica verità messa a disposizione dell’uomo per la salvezza, ossia quella accettata e diffusa su larga scala dalla Chiesa e dai suoi adepti. La stessa cosa è successa con il culto del Sole il quale, essendo famoso in molte zone dell’impero, è stato inglobato nella religione cristiana e adattato ad essa, come del resto hanno fatto anche altri popoli nel passato.

Detto ciò, in qualunque data possa essere collocata la nascita del figlio di Dio (non lo sappiamo), possiamo affermare che la sua nascita determinò il conteggio degli anni sia per i cristiani che per il mondo occidentale. Anche qui, abbiamo l’intervento di un membro del clero, un monaco proveniente dalla Scizia, Dionigi il Piccolo, che introdusse il conteggio degli anni a partire dall’anno zero. Infatti, prima di questo cambiamento, gli anni si contavano “ab urbe condita”, cioè dalla fondazione di Roma nel 753 a.C., in altre religioni, ovviamente, il conteggio è differente: per i musulmani, il conteggio degli anni parte dalla fuga di Maometto da La Mecca a Medina nel 670 d.C. (Ègira); gli ebrei partono dal 3761 a.C., data di creazione del mondo per la Bibbia; gli antichi Greci dal 776 a.C., anno della prima Olimpiade, ecc.

In conclusione, lo studio della storia, ma anche della storia delle diverse culture, è utile a farci comprendere sia noi stessi sia il complesso di regole e consuetudini nel quale siamo immersi, serve a scovare le verità, le falsità, le contraddizioni di cui spesso diventiamo preda, senza farci nemmeno caso; è utile anche a prendere coscienza del fatto che la nostra è solo una credenza in mezzo alle altre, è solo un’altra possibilità, senza illuderci di essere né speciali né completi, e senza avere, nel contempo, la banale pretesa di attribuire alle nostre scelte caratteri universali.

 

21/11/2020

Francesco Petruzzelli


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