Eresia pura



Il libro di Adriano Petta, «Eresia Pura», non è solo un romanzo, ma anche una ricostruzione storica basata sulla consultazione di documenti autentici custoditi negli archivi di monasteri e di chiese di gran parte dell'Europa. Si tratta di un rendiconto molto importante, poiché racconta la triste vicenda di una setta cristiana che visse nella Linguadoca, la stessa regione che in passato, ai tempi dei Romani, prendeva il nome di Gallia Narbonese. Ebbene, questa setta di Catari o Albigesi, credeva nella ricerca della conoscenza (gnôsis) quale mezzo per elevarsi ed arrivare alla luce, a Dio, e non esitò a diffondere in maniera essoterica l'amore per il sapere. Ovviamente, questo modo di essere scatenò la reazione del Cattolicesimo e, in particolare, di papa Innocenzo III, il quale era già in possesso, presso la Torre Saracena del castello di Nemi, di un'importante documentazione contenente le cosiddette "chiavi del sapere", in grado di stravolgere il paradigma culturale di quel tempo e di rivoluzionare il corso della storia. Il protagonista, Giordano Nemorario, riuscirà non solo ad entrare in possesso di quei documenti, conservati successivamente nell'abbazia di Santa Colomba, a Sens, ma riuscirà a portarli con sé al castello di Montsègur, scatenando l'inseguimento di coloro che vorranno riappropriarsene, come Arnaud-Amaury, Ministro Generale dell'Ordine Cistercense - autore del massacro di Béziers, il 22 luglio 1209 -, assieme ai suoi uomini. Alla fine, le "chiavi del sapere" verranno affidate ad una fanciulla che rimarrà nascosta in una grotta, con la sola intenzione di salvarle dal rogo di Montségur, il 15 marzo 1244, in cui verrà compiuto un vero e proprio genocidio. Della popolazione catara non rimase più nulla, tuttavia la sorte di quelle importanti carte verrà svelata nel prossimo libro che ne rappresenta la continuazione, «Roghi fatui».

I romanzi appartenenti alla trilogia di Petta («Eresia pura», «Roghi fatui» e «Ipazia») presentano uno spessore molto importante, perché sono costituiti da personaggi realmente esistiti che hanno lottato duramente ed hanno sacrificato la vita per conservare e per diffondere la conoscenza, con l'obiettivo di sostenere il libero pensiero e di sottrarsi, di fatto, al predominio tracotante del potere, in questo caso rappresentato dalla Chiesa. Da sempre i totalitarismi, con qualsiasi volto essi si presentino, hanno mantenuto nell'ignoranza tutti, col fine di esercitare un controllo incontrastato sui popoli, dal punto di vista politico, economico e sociale, ordunque, a maggior ragione risulterà utile adottare tali racconti come chiavi di lettura per leggere il presente e per vigilare sui nostri diritti (come disse Calamandrei nel suo discorso sulla Costituzione), tenendo sotto controllo una potenziale svolta della società in senso autoritario, perché il proposito di governare senza contradditorio, usurpando lo stato di diritto ai cittadini, esiste ed è reale.


Roghi fatui



Tutti coloro che nella Storia hanno detenuto lo scettro del potere si sono sempre prodigati nel mantenere le folle distanti dalla conoscenza, sostituendola, furbescamente, con dogmi incontrovertibili oppure con dei surrogati della stessa. In questo libro, «Roghi fatui», Adriano Petta rivela in che modo il Cristianesimo - affermatosi dal IV secolo in avanti - impose il proprio credo e le proprie leggi, e per meglio dire con la violenza, il sangue e la sopraffazione, in spregio totale ai dettami di verità e di benevolenza contenuti nel Vangelo (Giov 14,6). Giordano De Nemore, converso cistercense, addetto al convento di Nemi, affida delle importanti carte contenenti "il sapere rivoluzionario" ad una fanciulla che rimarrà nascosta in una buia grotta mentre egli stesso, insieme all'ultimo baluardo di resistenza catara, saranno arsi vivi nel rogo del castello pentagonale di Montségur il 15 marzo 1244, ad opera di Pierre Amiel, arcivescovo di Narbonne, e di un esercito di diecimila uomini. La fanciulla riuscirà a raggiungere Magonza, ove custodirà con gelosia l'immenso tesoro, che diverrà in seguito oggetto di studio di una ristretta cerchia di intellettuali, antenati di Nicola da Cusa (Nicola Cusano), la quale diffonderà con ardore, seppur segretamente, i contenuti di quelle conoscenze. Verranno coinvolti, via via, Nicola Cusano per l'appunto, Johannes Gutenberg, Niccolò Copernico, Giordano Bruno e Galileo Galilei. Insomma, un manipolo di ricercatori che fa da contraltare al potere costituito di cui abbiamo parlato all'inizio di questo breve intervento. Tali studiosi hanno promosso con grande entusiasmo l'indagine sulla verità, in ogni campo dello scibile, dovendo lottare se non addirittura sacrificare la propria vita, per offrire all'umanità importanti cognizioni riguardanti le origini del cosmo - su cui si è dibattuto per due millenni -, la filosofia, la matematica e la meccanica. I romanzi di questa trilogia illustrano, con grande maestria, il lascito dei nostri antenati e il prezzo che si è dovuto pagare, lungo tutto il corso della Storia, per ottenere le nostre tanto agognate libertà individuali, come quella di pensiero, di parola, di stampa ecc., le quali, tuttavia, risultano essere continuamente in pericolo, poste sotto assedio da chi tenta con gli strumenti del momento di restaurare uno stato di ignoranza generale - condizione imprescindibile per imporre la propria supremazia - al solo scopo di riprendersi tutto e spadroneggiare in modo assoluto su tutti, così come hanno fatto i loro predecessori.


Ipazia



«Ipazia» è il primo romanzo della trilogia realizzata da Adriano Petta, sul libero pensiero, che precede quelli già affrontati in precedenza, come «Eresia pura» e «Roghi fatui». Ipazia fu filosofa ed insegnante alla Scuola Neoplatonica Alessandrina; carismatica e bellissima, della quale tutti gli studenti si innamoravano, e lei regolarmente li respingeva, per via del suo codice etico - comportamentale, dovuto al fatto che fu un grande personaggio pubblico, proprio perché impegnato, sia nella ricerca della verità (sulle origini dell'uomo e del cosmo) sia nella politica. Matematica, ma anche astronoma, trasmetteva ai suoi studenti, e alla gente con cui parlava nelle piazze (agorà), il senso critico ed il libero pensiero. I cristiani, in modo arrogante e sdegnoso, la definivano pagana, sebbene lei non lo fosse affatto. Sostenne che qualsiasi dogma oppure qualunque pensiero religioso avrebbero seriamente minato la capacità di pensare dell'individuo, imprigionandolo, di fatto, in un blocco assiomatico che impedisce di formulare, all'occorrenza, nuove leggi capaci di scalzare quelle già esistenti, in un gioco, come lo definisce ella stessa, «appassionante e senza fine». Questo modo di fare non poteva essere accettato dal Cristianesimo dell'Impero Romano ormai in decadenza, capeggiato da esponenti come il vescovo Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Sant'Agostino ecc., il quale prevedeva la soppressione del sapere in qualsiasi forma eccetto quella imposta dalla Chiesa, e della dignità stessa della donna.

La sua elevatezza, la sua grandissima statura morale suscitarono non poche invidie a Cirillo, vescovo di Alessandria, il quale si rese artefice e mandante di un vero e proprio omicidio politico (la religione era solo una scusa) e il suo braccio armato era costituito da una milizia privata composta da fanatici cristiani votati solo alla violenza ed alla follia, i Parabalani. Nonostante la filosofa sia stata denudata, dilaniata, smembrata nella chiesa del Cesario, ed in seguito trascinata in un letamaio, per poi esser bruciata in un rogo purificatore (durante la Quaresima del 415), Cirillo (il responsabile) fu dichiarato Santo dalla Chiesa, e dottore della stessa, in particolare da papa Leone XIII; e come se non bastasse, nel 2007, Ratzinger, in una commemorazione dedicata al vescovo, elogiò l'abnegazione e il vigore della sua politica. Questo ci sta ad indicare che l'odio verso la ragione e verso la conoscenza non è morto, ed ancora oggi è vivo più che mai, come anche i fondamentalismi di qualunque tipo. E tale abominazione viene sistematicamente disseminata tra le masse popolari, da coloro che dall'abolizione graduale della cultura hanno tutto da guadagnare, soprattutto alla luce degli avvenimenti grotteschi e sconcertanti che stiamo vivendo nel 2021, di transizione politica, economica e sociale. Chiudo, [questo intervento] con un aforisma: «Non possiamo negare che il male operato dalla «stampa» è immenso; né si ingannerebbe chi volesse attribuirle tutti i mali della società contemporanea», ebbene, a pronunciare questa frase, fu proprio papa Leone XIII.


Il Santo Graal



Tanto intrigante, quanto complesso, questo libro sul «Santo Graal» - scritto da M. Baigent, R. Leigh ed H. Lincoln - ricostruisce, con dovizia di particolari, le cronache coinvolgenti e affascinanti riguardanti svariati e famosi elementi storici: un'organizzazione segreta formatasi all'epoca della prima Crociata, ovvero il "Priorato di Sion"; l'Ordine dei Templari, considerato il loro braccio armato; la Crociata combattuta in Terrasanta, e capeggiata da Pietro l'Eremita e da Goffredo di Buglione; infine, la storia di Gesù e della sua famiglia, la quale, lungi dall'essersi estinta col fallimento della rivoluzione in Giudea, sopravvisse alla propria sorte attraverso un'emigrazione verso la Gallia, e più precisamente a Marsiglia, prolungando di fatto la continuazione della propria stirpe.

Questi filoni narrativi, edificati con l'ausilio di informazioni tratte da documenti storici e da tradizioni antiche - la speculazione logica è doverosa, data la mancanza di alcune fonti - si intrecciano in modo così fitto e seducente, da rubare il lettore al suo tempo, per poi assorbirlo completamente in una spirale di avvenimenti che interessano svariate pergamene, ordini cavallereschi, sette eretiche ed importanti dinastie di re, apparentemente distinte o separate. Si tratta di un lungo viaggio che parte dalla rivoluzione di un re-sacerdote chiamato Gesù e dal suo contesto storico, passando per la guerra tra Romani e Giudei nel 66-74 d.C. in cui viene distrutto il Tempio di Gerusalemme e viene espugnata l'ultima roccaforte dei ribelli, cioè la fortezza di Masada; per poi arrivare all'ultima rivoluzione, quella del 132-135 d.C, in cui gli Ebrei verranno espulsi definitivamente dalla Palestina, permettendo ai Romani di fare di quei confini la propria terra, che prenderà il nome di Elia Capitolina. È proprio questa diaspora a destare particolare interesse.

Spostandoci avanti di parecchio con la nostra macchina del tempo, sia nel tempo che nello spazio, arriviamo in Francia, ed in particolare nella zona meridionale, nei Pirenei e nella Spagna Nord-Orientale. Tutta questa regione acquisisce particolare importanza poiché rappresenta il centro di varie vicende riguardanti sia il ceppo Merovingio sia quello Carolingio, e il vile tradimento della Chiesa di Roma, la quale appoggiò prima una casata e poi l'altra, al fine di compiere una vera e propria congiura dinastica. Notiamo che qui si forma un principato indipendente in cui vive, numerosa, la popolazione ebraica. Il perché di questa presenza etnica lo lascio scoprire ai lettori, leggendo il libro. Tra parentesi, la storia è bellissima! Fatto sta che nel IX secolo, la stirpe di Guillem de Gellone (tale nome lo troviamo anche nella Divina Commedia di Dante, nel XVIII canto del Paradiso, al v. 46), figlio di Teodorico o Thierry di discendenza Merovingia, culminò nei primi duchi di Aquitania, che si accostarono, successivamente, con i duchi di Bretagna. Nel X secolo, Hugues De Plantard, discendente diretto di Dagoberto II, merovingio, e di Guillem De Gellone per l'appunto, divenne padre del primo conte di Boulogne, Eustachio. Nipote di Eustachio fu il nuovo re-sacerdote Goffredo Di Buglione, duca di Lorena e conquistatore di Gerusalemme. E il cerchio si chiude. Il Santo Graal, nella letteratura medievale di Thomas Melory, di De Troyes, di Robert Boron e di Wolfram von Eschenbach, viene identificato spesso con le parole "sangraal" o "sang real", cioè «sangue reale», e tutte le tradizioni, unanimemente, concordano nell'affermare che il principio vitale è intimamente legato al sangue. È proprio il sangue reale il filo conduttore che riunisce tutti i filoni narrativi proposti in questo saggio, legando un famiglia reale, quella di Gesù, ad un'altra famiglia reale, quella di Goffredo da Buglione, con il priorato di Sion e i suoi Templari, che ne fanno da custodi e protettori.

Buona lettura!