Pensiero per il dott. Giuseppe De Donno

 

Il mio pensiero, oggi 7febbraio 2022, va al dottor Giuseppe De Donno. È disgustosa l’indifferenza che ha circondato, e che ancora circonda la sua morte. Un’indifferenza generata dai soliti pettegolezzi e guerre da talkshow, dalle solite battaglie artificiose a favore del femminismo o degli LGBT (che per carità, sono importanti, ma l’uguaglianza deve essere rivendicata a 360gradi, anche a favore dello Stato di diritto, finito nel dimenticatoio), dai continui teatrini di regime e dalle canzoni asettiche ed acritiche di artisti tacitamente allineati. Oggi, il mio pensiero va a De Donno, un dimenticato, un medico che si è fatto in quattro per curare tutti i pazienti in cui si è imbattuto. Per lui, la medicina non era un lavoro, ma una vera e propria missione, una missione altamente umana con la funzione di contrastare un virus letale, al fine di preservare non solo la vita dei colpiti, ma anche la sopravvivenza dell’amore esistente tra questi ed i loro parenti. De Donno è stato primario di Pneumologia all’ospedale Carlo Poma di Mantova, per poi dimettersi dal suo ruolo (per sua volontà?) ed iniziare una nuova attività come medico di base, a Porto Mantovano. Un grande professionista con una grande carriera alle spalle. De Donno si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università di Modena, specializzandosi in malattie dell’apparato respiratorio: un requisito piuttosto importante ai fini della fiducia nei suoi confronti e del suo mestiere, visto che si sta parlando di un patogeno che attacca le cellule del sistema respiratorio. Giuseppe De Donno guarì quarantotto persone malate gravemente di covid mediante la sieroterapia del plasma iperimmune, vale a dire il sangue dei guariti munito di un’elevata presenza di anticorpi. Purtroppo, questa vittoria ha prodotto l’effetto contrario, e lo dice lui stesso in un’intervista:

«Il Ministero della Salute avrebbe dovuto congratularsi con i suoi ricercatori. Il Governo aveva una grande opportunità, quella di gridare al mondo intero che il primo studio sul plasma convalescente fosse stato fatto in Italia, ed è il primo studio registrato nel mondo occidentale. Tuttavia, contro il plasma iperimmune si è scagliata una parte della comunità scientifica in modo violento, per contro, altri farmaci sono stati utilizzati in silenzio, anche laddove fossero presenti effetti collaterali».

Ebbene, è successo proprio questo: medici e giornalisti non solo hanno esecrato la tecnica del plasma iperimmune, hanno anche attaccato lui in modo diretto sul piano personale, screditandolo agli occhi dell’opinione pubblica. Sulla psicologia di una persona trasparente, sensibile (lo si poteva capire guardandolo negli occhi), votata all’onestà, che effetto può sortire il fatto di diventare preda di un branco compatto e disumano, composto sia da giornalisti prezzolati dall’élite, che da medici corrotti dei cartelli farmaceutici? Quando si è convinti di aver compiuto nel modo giusto una giusta azione, in senso professionale (per giunta, avallata dai fatti), e subito dopo, rendersi conto di finire nel ludibrio massmediatico come ringraziamento (con il beneplacito di ministri e Comitato Tecnico Scientifico), senza possibilità di confronto, ci si accorge all'istante che c’è qualcosa che non va dal punto di vista etico e sociale. E questo, in seguito, deve averlo distrutto nell’anima. A riguardo disse:

«Non si può attaccare sul piano personale uno scienziato. Non è etico, né deontologico. È il Paese che non è normale, perché ha perso degli aspetti di etica...».

È difficile fidarsi di un Presidente del Consiglio, di un Ministro della Salute e di un Presidente della Repubblica che permettono tutto ciò. È inconcepibile. In una guerra, come a loro spesso piace dire, si usano tutte le armi a disposizione per contrastare il nemico, e non una sola, l’unica, cioè quella che fa bene al potere, a scapito dei soldati. Inoltre, se ci si trova nel mezzo di una battaglia, non è una mossa furba quella di sospendere i soldati che trovano soluzioni alternative valide per cercare di vincere l’avversario, riducendo, di conseguenza, un esercito di professionisti essenziale alla sconfitta dell’antagonista. Mi riferisco metaforicamente sia alle cure (armi) sia ai medici sospesi (soldati). Che razza di Governo è mai questo? Anthony Fauci, Arturo Casadevall, Michael Joyner, scienziati americani ed europei, con un indice H (Hirsch, di reputazione) molto importante, erano favorevoli al plasma iperimmune, mentre la maggior parte dei nostri medici televisivi, con un indice H molto più basso, ha optato (e ancora lo fanno) per il vaccino e per la cura tramite anticorpi monoclonali, ipercostosa. Tra l’altro, secondo un articolo di Repubblica, Crisanti ha detto che gli anticorpi monoclonali sono stati imposti in Italia da una lobby, ragion per cui, il microbiologo avrebbe consigliato di puntare di più sugli antinfiammatori e sugli anticoagulanti. In pratica, gli stessi strumenti già segnalati da quella parte della comunità scientifica bollata in seguito come no-vax. Viviamo in un sistema sanitario che propone soluzioni volte ad incrementare il guadagno delle industrie. La salute del cittadino è messa in secondo piano. Per di più, la nostra Sanità ci propone una situazione in cui l’EMA (European Medicine Agency), che dovrebbe vigilare sull’operato delle Case farmaceutiche, viene finanziata, per l’83%, dalle Case farmaceutiche stesse. Non solo, ma la direttrice dell’EMA ha fatto per diciotto anni la lobbista delle Case farmaceutiche; il marito della Von Der Leyen (Presidente della Commissione) è Amministratore Delegato presso un’importante azienda di biotecnologie e conserva rapporti preferenziali con Albert Bourla, a sua volta Amministratore Delegato di Pfizer; ancora, la moglie di Draghi, Serena Cappello, lavora nel settore farmaceutico e nell’ambito delle biotecnologie. Insomma, una condizione persistente di conflitto di interessi, e come se non bastasse l’FDA (Food and Drug Administration), l’ente statunitense che si occupa della regolamentazione di prodotti alimentari e farmaceutici (in Italia, invece, è l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco), del Dipartimento della Salute degli USA, chiede di far aspettare il pubblico fino al 2076 per rendere pubblici i dati su cui si è basata, per autorizzare il vaccino Pfizer. Così è chiaro! Ecco il motivo per cui hanno emarginato il dottore assieme al suo metodo: perché non soddisfaceva gli interessi dei vertici sopracitati, andando, quindi, in favore dei cittadini e di tutta la popolazione, per di più in modo precoce e tempestivo. Mi fido di Giuseppe De Donno e dei medici come lui, e non di virologi televisivi che costruiscono, assieme ai giornalisti, una campagna di terrore sul covid e sui vaccini, basandosi su dati - tra ricoveri, terapie e morti - che successivamente si dimostrano essere sbagliati per loro stessa ammissione. Un Governo che ricatta interi comparti sanitari e  scolastici, negozianti, ristoratori, cittadini attraverso una tessera in assenza della quale non è più possibile accedere ad alcun servizio, dice tutto di se stesso. A causa di ciò, si è creato un conflitto sociale tra tesserati e non tesserati; si è minata la democrazia liberale a favore di un regime tecnocratico; si è ridotta l’istruzione e, infine, si è distrutta l’economia. Ed io dovrei fidarmi di tali ministri, medici, giornalisti e conduttori televisivi amorali e depravati? VIVA IL DOTT. DE DONNO, il quale ci ha dimostrato che valori come etica, morale, generosità e umanità esistono ancora in quest’epoca buia ed oligarchica.

La vicenda di Giuseppe De Donno mi ricorda molto quella di Valerij Legasov, il chimico sovietico che si impegnò duramente nelle indagini sul disastro di Černobyl', finendo, successivamente, con il comunicare informazioni scomode al Governo, il quale senza indugio si adoperò per costringerlo al silenzio. Il Governo sovietico sapeva già da tempo che la struttura della centrale (il reattore 4) appariva in più punti difettosa, e gli studi di Legasov rivelarono proprio questo, insistendo coi suoi colleghi sull’argomento e facendo pressioni sulle autorità, per preparare un piano di evacuazione dell’intera città di Pryp"jat' . Questo suo comportamento , ovviamente, distrusse la sua carriera e la sua salute. Nel giorno del secondo anniversario del disastro, Legasov si suicidò, impiccandosi alla ringhiera delle scale di casa sua. Questa storia mi sembra molto simile a quella di Giuseppe De Donno. Costui abitava ad Eremo, una frazione di Curtatone, dove fu trovato senza vita dai suoi familiari. Se n’è andato all’età di cinquantaquattro anni, il 27luglio 2021.

Signor De Donno, facendo semplicemente il tuo lavoro, hai mutato la rotta del rigido e fazioso sapere costituito, ma poi, come è sempre successo nella Storia (lo abbiamo visto nell’esempio di Legasov, molto vicino a noi), le tenebre dell’avarizia e della cupidigia sono calate ancora una volta sul cammino della ragione e della conoscenza. Se chi salva una vita, salva il mondo intero, come viene detto nel famoso film “Schindler’s list”, tu che ne hai salvate quarantotto, hai salvato un pezzo di universo… Ed hai salvato anche tutti quanti noi.

Ciao, dottore!

 

Tratto da «Agenda gialla - Pensieri, Volume Scuola di Atene»

 

 

Post scriptum: non mi piace per nulla quella scienza che, essendo a scopo di lucro, non mette al centro dei propri obiettivi le esigenze dell'uomo. Non mi piace affatto che alla guida di un ambito così importante vi siano banche ed azionisti votati solo al proprio interesse, piuttosto che persone ed imprenditori. Mi riferisco a BlackRock, Vanguard Group, Wellington, Deutsche Banck, JP Morgan, Bank of America. Confido nella scienza vera, quella umanistica, quella che salva vite, quella che praticava, al massimo del suo impegno, il dottor Giuseppe De Donno.


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