Il Maestro e Margherita


Einaudi


 

Questo romanzo l'ho scoperto guardando un video di Alessandro Barbero, in cui si commuoveva nel raccontare la storia d'amore in esso contenuta (il video è molto bello, e potete trovarlo al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=ubf237r0lhg&t=6s). Dopo averlo letto, ho deciso di scrivere la mia opinione, allo scopo di consigliarlo a tutti, perché ha molto in comune con i romanzi già trattati in questo sito, posti soggettivamente in analogia con il nostro caotico presente. Stiamo parlando, ovviamente, del «Maestro e Margherita», scritto e riscritto da Michail Bulgakov nel periodo delle dittature (dittature che, dal 2020 al 2022, sembra si stiano ripresentando in altre forme), ovvero tra gli anni '20 e gli anni '40 del Novecento, per poi essere pubblicato tardivo nel 1966, quando fu salutato come uno dei più grandi classici della letteratura russa.

Forse, questo momento non è dei migliori per parlare di autori russi (ma a noi poco importa), considerata la guerra scoppiata tra Russia e Ucraina/Stati Uniti, e considerato il fatto che stanno mettendo al bando tutto ciò che sia russo, come gli sportivi, gli autori, i gatti, le stesse persone, e tutta la cittadinanza che intendesse prendere le loro difese. In altri termini, se non si è d'accordo con la linea militare occidentale, si è tacciati di essere filorussi. Siamo alle solite, si è passati dall'emergenza pandemica all'emergenza internazionale, ma i metodi di patologizzazione e criminalizzazione del dissenso non cambiano, sono sempre gli stessi. Puntualmente, scoppia una crisi di qualsiasi tipo, dopodiché si inventano un nemico da attaccare come capro espiatorio, legittimando al contempo misure e contromisure liberticide a danno dei cittadini, in cambio della loro sicurezza. E la gente ci casca sempre.

Insomma, c'è molto in comune tra quanto detto e ciò che Bulgakov ha dovuto sopportare nella sua vita, soprattutto professionalmente, in quanto non libero di mettere in scena i propri drammi nel modo in cui egli ritenesse più opportuno (lui era un drammaturgo), andando in forte contrasto con i dettami e le politiche comunicative del regime sovietico. Bulgakov era un medico, e praticava la sua professione a Kiev, dove era anche nato (e dove nacque anche la cultura russa). Ma nonostante ciò, la letteratura fu la sua vera vocazione, una forte passione che lo spinse ad abbandonare la città natale per trasferirsi a Mosca, luogo in cui avrebbe voluto esercitare la sua nuova attività. Questo, già di per sè, fu un grande atto rivoluzionario, non solo perché votato a seguire la propria indole di intellettuale, ma anche perché decise di farlo in questo periodo complicato, pieno di restrizioni, imposte dal Partito Comunista di Stalin.

La storia è formata da tre filoni narrativi che si intrecciano tra loro in modo magistrale, così da formare la trama del libro:

il primo racconta del diavolo, Woland, e del suo approdo a Mosca, con l'obiettivo di organizzare un convegno demoniaco (il sabba), circondato, per di più, da un gruppo di collaboratori dai nomi bizzari, quali Korovev, Azazello, il gatto Behemot, e via dicendo;

il secondo filone, riguarda il personaggio di Margherita Nikolaevna, la quale, nonostante già sposata con un uomo che non ama, si innamora del Maestro, un drammaturgo anonimo, denunciato al sistema politico per aver scritto un'opera considerata controversa in quell'ambiente culturale. Di conseguenza, il Maestro, accusando disturbi mentali che progressivamente si faranno sempre più importanti, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica. Margherita è all'oscuro della triste sorte capitata al suo compagno, sicché accetterà di fare da regina alla festa di Woland, stipulando, appunto, un patto col diavolo, in cambio di un ricongiungimento col Maestro;

la terza ed ultima linea di svolgimento è costituita dal romanzo stesso del Maestro, che parla del processo a Yeshua da parte di Ponzio Pilato, e del suo senso di colpa per averlo fatto condannare, un rimpianto alimentato dal ricordo delle parole scambiate col prigioniero, e che lo tormenteranno per il resto dei suoi giorni.

La storia di Bulgakov poggia su un unico elemento fondamentale: la libertà. Ciò è determinato sia dai rapporti extratestuali dell'opera (l'epoca dello stalinismo), sia dai rapporti intertestuali (per esempio, la vicenda di Yeshua e di Pilato). Tutto ha come obiettivo il raggiungimento della libertà - per esempio, quando Margherita vola nuda sulla scopa, come a voler rivendicare uno stato di libertà sempre negato -, in contrapposizione ad un'organizzazione sociale che si dimostra violenta e repressiva. Da qui, capiamo la motivazione per cui l'autore si identifica con il suo personaggio, con il Maestro, perché risulta anch'egli vittima di un regime mai espressamente citato da Bulgakov, ma che nel contempo alligna sotto la superficie. Infatti, il lettore si limiterà solo a percepire che il contesto storico del romanzo consista nel totalitarismo staliniano. Ecco, dunque, che vediamo il protagonista diventare l'impersonificazione della libertà di stampa e di espressione; Margherita, invece, rappresenta la libertà di provare i propri sentimenti; Yeshua ritrae il bene profondo, sempre libero, in antitesi al male, simboleggiato, nella fattispecie, da Woland, un male (attenzione) che non può essere scisso dal bene; ed infine Ponzio Pilato, prigioniero del suo senso di colpa per aver soffocato la libertà di dissentire del suo imputato. Alla fine, capiamo che sono tutti elementi positivi in rapporto tra loro, ma presentati, ciascuno, nella loro specifica diversità, quasi a voler ribadire un requisito importante affinché esista uno stato liberale: le differenze, per l'appunto... Anche Woland, nonostante sia ciò che è, permette comunque a Margherita di ricongiungersi con il proprio compagno, sconfinando, per un attimo, dai suoi propositi demoniaci. L'unico elemento negativo, e, quindi, vero antagonista, sembra essere proprio la dittatura, che costringe l'uomo ad essere e a pensare ciò che non è mediante l'omologazione forzata, con cui Satana pare più volte entrare in conflitto. Infatti, una volta entrati a Mosca, Woland e i suoi sgherri iniziano a seminare disordine e scompiglio nella città, la cui amministrazione è affidata a funzionari burocrati, ottusi ed arroganti, che ricoprono ruoli senza meritarli per davvero (un po' come il nostro attuale governo tecnico). Cosicché, il gruppo diabolico, massimo esperto in giochi di prestigio, scombina le loro vite fino a farli cadere continuamente in contraddizione dinanzi al pubblico, svelandoli nella loro vera natura.

Questo libro è molto caratteristico perché offre svariati spunti di riflessione sul racconto, sui personaggi, sugli aspetti che contraddistinguono la società nella quale Bulgakov viveva, ed anche, inevitabilmente, quelli della società in cui noi, oggi, ci troviamo a vivere. La sua grande peculiarità è che comprende tanti generi diversi, come il genere drammatico, il grottesco, il fantastico, il tragicomico ecc., pertanto, possiamo ben intuire la difficoltà nell'incasellarlo in una categoria di romanzo ben precisa. Complesso, inoltre, come lo è la realtà, come lo è l'individuo, entrambi pieni di sfumature ed angolazioni prospettiche. Forse, è proprio questo (sempre secondo la mia interpretazione) che l'autore vuole farci capire, attraverso la dissomiglianza di tutti i suoi personaggi, ovverosia la complessità del reale, visto come macrocosmo e la complessità dell'individuo, visto come microcosmo, in stretta relazione tra loro, tanto da non poterle considerare entità separate. Solo un sistema arbitrario di potere può pensare di ridurre l'uomo e la realtà ad una cosa semplice, eliminando tutte le diversificazioni prima viste, tale da rendere l'uomo un automa che esegue senza pensare e senza neanche pensare di potersi porre delle domande. Solamente il totalitarismo può interpretare gli eventi con delle risposte associabili a sì e no, a bianco e nero, a positivo e negativo, a bene e male, e tale dualismo concettuale, tipico della degenerazione di tutte le culture, separa l'uomo (microcosmo) dalla sua realtà (macrocosmo) per subordinarlo, dopo averlo reso completamente schiavo, alla volontà di chi si è arrogato il diritto prendersi cura di lui. Ed è su questo pretesto che si basa la sua struttura di potere.

 

Buona lettura!